Quando ho iniziato a lavorare come libera professionista, per mesi ho fatto lo stesso errore che vedo fare a tantissime altre: guardavo la tariffa oraria media del mio settore, la prendevo più o meno così com’era, e speravo che lavorando abbastanza ore il conto tornasse. Non tornava quasi mai. Il problema non era la quantità di lavoro: era che quella tariffa non era mai stata calcolata sulla mia situazione reale.
Se lavori da casa come freelance e ti sei mai chiesta “ma quanto dovrei davvero farmi pagare all’ora”, questa guida ti dà un metodo concreto, non solo un numero preso a caso.
Il primo errore: contare tutte le ore della settimana come fatturabili
Se lavori 40 ore a settimana, non le fatturi tutte e 40. Tra ricerca clienti, amministrazione, preventivi, formazione, email e imprevisti, le ore realmente fatturabili sono spesso tra il 50% e il 70% del tuo tempo di lavoro totale, anche quando sei molto organizzata. Calcolare la tariffa sulle ore totali invece che su quelle fatturabili è il motivo per cui, come dice giustamente chi lo vive, “lavori sette giorni su sette e il fatturato resta fermo”.
Il calcolo, passo per passo
Prova questo schema, con numeri di esempio che puoi sostituire con i tuoi:
- Il reddito annuo che vuoi ottenere, al netto: ad esempio 30.000€.
- Le spese fisse annue del tuo lavoro (software, commercialista, attrezzatura, formazione): ad esempio 4.000€.
- Le tasse e i contributi, stimati in base al tuo regime: da verificare con il tuo commercialista, ma tienine conto sempre in questo calcolo, non dopo.
- Le ore fatturabili realistiche all’anno: non 2.080 ore (40 ore x 52 settimane), ma qualcosa come 1.000-1.200 ore, considerando ferie, malattie, amministrazione e tempo non fatturabile.
Sommando reddito desiderato, spese e tasse, e dividendo per le ore fatturabili realistiche, ottieni una tariffa oraria che riflette davvero quello che ti serve per vivere e far crescere il tuo lavoro, non solo quello che “si usa fare” nel tuo settore.
Perché alzare i prezzi fa più paura di quanto dovrebbe
La paura più comune è perdere i clienti attuali. Ma nella pratica, i clienti che se ne vanno per un aumento ragionevole sono spesso proprio quelli che valevano meno il tuo tempo. Comunicare un aumento con anticipo, con una motivazione chiara e senza scusarti eccessivamente, è quasi sempre meglio accolto di quanto si tema.
Un piccolo passo per iniziare
Non serve cambiare tariffa a tutti i clienti da domani. Fai il calcolo, guarda la differenza tra la tua tariffa attuale e quella reale, e applica il nuovo numero prima di tutto ai clienti nuovi. È il modo più semplice per iniziare a correggere la rotta senza dover gestire trattative difficili con chi lavora già con te.
Una volta che conosci la tua tariffa reale, il resto è questione di proteggere le ore che decidi di dedicare al lavoro pagato, senza lasciarle erodere dal resto della giornata: è lì che il calcolo perde di senso, non nel numero in sé. È esattamente per questo che è nato SmartKit, un sistema per organizzare lavoro, casa e benessere in un unico posto, così le ore che decidi di fatturare restano davvero protette. Se invece vuoi restare aggiornata su novità e curiosità dal mondo dello smart working, iscriviti anche alla newsletter di SmartWoman



Lascia un commento